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(Recensione di Francesca Alessia Conforti)
I nuovi termini dell’amore: “Toamo”, “Téômì” e “Atoamo”: un’analisi tecnica delle neologie del Prof. Giuseppe Piluso, neologismi con funzione performativa; essi sono terminologie coniate ad hoc. Sul piano linguistico sono neologismi d’autore, ovvero non nascono dall’evoluzione spontanea della lingua, ma da un atto creativo intenzionale. Dal punto di vista della pragmatica linguistica, funzionano come atti linguistici performativi alla Austin: pronunciarli non descrive una realtà, ma la modifica; per esempio dire: “Toamo” equivale a stipulare un contratto etico tra due persone. Toamo è un lemma composito per crasi concettuale. Piluso fonde quattro predicati affettivi in un unico significante: «Ti voglio bene» + «Ti adoro» + «Ti desidero pienamente» + «Ti amo» = Toamo.
Sul piano semantico, l’operazione è di risemantizzazione: svuota “ti amo” della sua polisemia logora e rifonda il campo semantico dell’affettività su criteri normativi precisi: reciprocità, cura, esclusione di tradimento e umiliazione. Le terminologie coniate sono riconducibili, per metodo e scopo, a Gabriele D’Annunzio. D’Annunzio usava la neologia estetizzante per creare un lessico dell’aristocrazia spirituale: inventava termini, recuperava arcaismi, forzava la morfologia per plasmare il reale. Il Piluso eredita questo modus operandi. Come D’Annunzio crea “panismo” o “oloroso”, egli crea Toamo. In entrambi la parola ha valore prescrittivo e iniziatico: distingue chi accede a una forma superiore di esperienza da chi resta nel linguaggio comune, massificato. L’operazione si legge con Friedrich Nietzsche. Dopo la morte di Dio crollano i valori trascendenti. Serve l’Übermensch che esercita la Wille zur Macht per creare valori nuovi. Piluso applica questo schema al lessico amoroso. Constata il nichilismo semantico di “ti amo” e attua una Umwertung aller Werte, una trasvalutazione dei valori affettivi. Toamo è l’Übermensch relazionale: supera la Sklavenmoral dell’amore basata su possesso, gelosia, risentimento. Istituisce una Herrenmoral fondata su scelta attiva, responsabilità e pienezza. È amor fati applicato alla diade: dire sì totale all’altro, accettando l’eterno ritorno di ogni istante condiviso.
Sul piano sociolinguistico, la neutralità di genere di Toamo lo colloca nella “queer linguistics”. Decostruisce il binarismo eteronormativo, del lessico affettivo tradizionale. Sul piano pedagogico, coerente con il profilo di Piluso come docente di sostegno, il sistema è uno strumento di educazione sentimentale inclusiva. Fornisce categorie lessicali per nominare e quindi praticare forme di relazione non violente.
Conclusione: Il Piluso attua una dannunziana “religione della parola”, al servizio dell’etica nicciana. Toamo non è letteratura: è ingegneria lessicale per la rifondazione dell’ethos relazionale. Chi lo adotta esce dalla morale del risentimento affettivo ed entra nell’aristocrazia del sentimento creato.
San Fili (Cs), 21/05/2026
Francesca A. Conforti
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